October 6, 2012

Il Disco di Nebra, la più Antica Rappresentazione della Volta Celeste (VIDEO)


Il Disco di Nebra è una lastra in metallo con applicazioni in oro risalente all’età del Bronzo che raffigura chiaramente fenomeni astronomici e simboli religiosi. 

Questo disco è considerato la più antica rappresentazione del cielo e uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo.
Fu rinvenuto nell’estate del 1999 da alcuni saccheggiatori di tombe all’interno di una cavità in pietra sul monte Mittelberg nei pressi della cittadina di Nebra, in Germania. Dal 2002 appartiene al museo regionale della preistoria di Halle in Sassonia – Anhalt. La piastra metallica, di forma quasi circolare, con un diametro di circa 32 centimetri, pesa circa 2 chili, ed è costruita in bronzo.

Le applicazioni in lamina d’oro presentano una tecnica particolare di lavorazione ad intarsio e sono state aggiunte e più volte modificate. Grazie ad altri ritrovamenti è presumibile che il disco sia stato sotterrato intorno al 1600 a.C. mentre la data di fabbricazione viene stimata tra il 1700 a.C. e il 2100 a.C. Queste applicazioni consistevano inizialmente in 32 piccole placche rotonde, e due più grandi, una rotonda e una a forma di falce; sette delle placche più piccole sono raggruppate in alto tra le due maggiori.

Il disco di Nebra è stato principalmente esaminato dall’archeologo Harald Meller (Ente per l’Archeologia e la conservazione dei monumenti storici di Halle) e dall’astronomo Wolfhard Schlosser. Secondo l’interpretazione di Meller e Schlosser le placche più piccole rappresentano le stelle, e il gruppo di sette rappresenta forse le Pleiadi visibili nella costellazione del Toro.


Secondo l’interpretazione di Meller e Schlosser, i cerchietti rappresentano delle stelle e i sette cerchietti, presumibilmente, l’ammasso delle Pleiadi nella costellazione del Toro. Gli altri non sono attribuibili e determinate stelle. In un primo momento, il cerchio grande fu interpretato come Sole, poi come Luna, perché i due elementi a forma di falce quasi certamente raffigurano la Luna nascente e la Luna calante.


Il disco celeste potrebbe pertanto costituire uno strumento per determinare l’anno agricolo, dalla preparazione dei campi fino alla fine della raccolta. L’anno lunare è di undici giorni più breve rispetto a quello solare. Secondo l’astronomo Rahlf Hansen del Planetario di Amburgo, il disco celeste era idoneo ad armonizzare, già nell’età di bronzo, l’anno lunare (354 giorni) con quello solare (365 giorni).


In questo caso le nozioni astronomiche su cui si basa il disco sarebbero un equivalente al nostro anno bisestile. Se la Luna nuova si leva dopo l’inizio del mese precedente, presso le Pleiadi, si tratta di un anno normale. Se invece nel mese primaverile, con cui iniziava l’anno, la Luna appare solo 32 giorni dopo l’inizio del mese precedente, sempre presso le Pleiadi, bisogna intercalare un mese di 29,5 giorni. 

Quindi anche le 32 stelline d’oro hanno una precisa funzione, quella cioè di ricordare il numero dei giorni. E non solo: nel corso di 32 anni solari trascorrono 33 anni lunari. Se il grande cerchio sul disco si interpreta come Sole, i 32 puntini d’oro si riferiscono al Sole e, includendo nel conteggio il Sole, si ottiene il numero 33. 

The Nebra Sky Disk: The Oldest Known Realistic Depiction of the Heavens

I risultati di Hansen non inficiano quelli di Wolfhard Schlosser che ha interpretato il grande cerchio come Luna. Hansen ha solo dimostrato che, 3600 anni fa, la Luna piena coincideva con l’inizio della primavera. “Ciò vuol dire che il grande cerchio d’oro raffigura sia la Luna piena che il Sole”, conclude Hansen.


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